La Sorella di Freud – di Goce Smilevski – edito da Guanda, è un gran bel libro triste. Ma proprio triste, buio, senza speranza alcuna, che consiglio vivamente ai tristanzuoli, agl’eterni maliconici, a quelli che neanche se vincessero la lotteria di capodanno smetterebbero di essere tristi, a loro dunque.
La storia è questa : Sigmund Freud ottiene il lasciapassare per andarsene da Vienna e deve compilare una lista su chi porterà con se : moglie, figli, nipoti, la cognata, il suo medico personale, il cameriere e il cane.
Escluse dalla lista le sue quattro sorelle, che di lì a poco saranno arrestate, mandate prima nel campo di Terezin e poi ad Auschwitz dove verranno gasate appena arrivate : un bel fratello di merda, ecco.
G.S. narra le vicende di Aldophine, la sfigatissima sorella del gruppo : da che ha memoria e fino a quando non morirà si sente dire dalla madre sarebbe stato molto meglio se non ti avessi partorito. E già questo vale per tutto. Diventa amica di Klara Klimt, sfigatissima pure lei, con cui passerà un lungo periodo in un manicomio detto il Nido non perchè pazze ma per non essere conformi all’immagine della donna nella Vienna del periodo. E’ amica delle sorelle Auerbach, ovviamente non di Bertha, che ancora adesso ci guarda scintillante dal quadro , ma di Sara, poliomelitica, innamorata senza speranza di Sigmund, che morirà di lì a poco nella serra delle farfalle . Si innamora, Adolphine, giovanissima di Rejner, bambino che piange dentro, mezzo autistico, che incontrerà negl’anni successivi, avranno una storia, e quando lei sta per dirgli di essere incinta lui si alza dal prato su cui stanno facendo un pik nik e si butta nel fiume : suicida.
Mica la finiamo qui, ehhhh. Adolphine decide di abortire e lo fa in casa sua, nel suo letto, con Sigmund che le tiene la mano, e una striscia di sangue macchia la parete e sempre lì rimarrà, a gentile ricordo della sua colpa : a nessuno , neanche a Sigmund, viene in mente di passarci una bella mano di bianco.
Aldophine e Klara al Nido conoscono una serie di matti, tra cui Buonanima e Max, teneramente innamorati, ma ovviamente non sono Cenerentola e il Principe, Buonanima viene portata via dai suoi fratelli, Max s’impicca e Buonanima ritorna al Nido dove fisserà per sempre il vuoto in attesa di Max.
Nella seconda parte della sua vita, lei , unica sorella non sposata, accudirà la madre vecchia e malata, quella che le diceva sempre sarebbe stato meglio non ti avessi partorito, fino alla morte.
Ricompensa finale , non entrare nella lista e morire gasata.
A tutti quelli che pensano di essere sfigati, tristi, abbandonati e soli, consiglio il libro, magari si accorgeranno di non esserlo veramente.