che notte sarà stata quella?

venerdi sera..che un pò di caldo è tornato..domani è l’ otto settembre, e allora ricordiamocelo l’ otto settembre del quarantatre..perchè certe date bisogna saperle tenere a mente, che valgono la pena.

minnie-tutti-a-casa

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6 risposte a “che notte sarà stata quella?

  1. eh già… noi italiani abbiamo la memoria corta…

  2. ciao cooperino :))) mi piace più pensare a domani come l’ otto settembre quarantrè che non all’ otto settembre vaffanculo day…un pò snob, la minnie

  3. Minnie, sai che quasi nessuno dei miei colleghi, che pure si credono il topo, sapeva esattamente cos’era successo?
    Ai miei amici ho preferito non chiederlo.
    Mi sa che oltre snob sono anche un po’ stronza.
    Ciao
    Clio

  4. una notte di confusione, come molte che ha vissuto questo paese, i militari in italia pensavano che sarebbero tornati a casa, gli altri che la guerra era finita. Si sbagliavano tutti e molto del peggio doveva venire: i bombardamenti alleati, i rastrellamenti, le bande di torturatori, le esecuzioni, le stragi. Facciamo bene a ricordare che c’è stata una resistenza, che questa parola ha un significato profondo, oltre ogni eccesso. Che resistere ha recuperato la dignità collettiva. Non è stato un fatto da giocare sui tavoli di pace, non solo, ma sentirsi assolti dei 23 anni di fascismo. Di tutto questo la notte dell’8 settembre non c’era ancora traccia, e mi piace pensare che molti, come mio padre e mia madre, andassero a letto ignari, ma fiduciosi. lui in caserma e lei a casa.

  5. “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze
    anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”.

    bel capolavoro di mancanza di chiarezza, di ipocrita convenienza, eh?
    il primo di tanti, di troppi. ma ce li meritiamo davvero, come popolo, questi governanti, così pavidi, così inetti? sono davvero come noi, sono il nostro specchio?

    ti riporto una piccola cosa di Indro Montanelli, chiedendomi se per qualcuno il concetto dell’onore oggi, come ieri, conti qualcosa.

    Quello che io, con la mia flebile voce, ho sempre contestato e continuo a trovare vergognoso, fu il nostro modo di arrenderci. Noi eravamo un Paese vinto, che non si batteva più nemmeno per difendere il proprio suolo. Gli anglo-americani avevano preparato lo sbarco in Sicilia come un assaggio o prova generale di quello che si apprestavano a fare in Normandia. E ad accoglierli trovarono invece della gente che gli batteva le mani (interessati ma non tutti) e gli chiedeva scatolame, cioccolata e sigarette. Cos’altro poteva fare, se non arrendersi, il governo di un popolo che si era già arreso? Solo che la resa potevamo farla in due modi: alle spalle e all’insaputa dell’Alleato, oppure avvertendolo che lo avremmo fatto perché non avevamo alternativa. Scegliendo la seconda strada, noi non avremmo salvato nulla, come nulla salvammo scegliendo la prima. Nulla, meno una piccola cosa, a cui noi italiani non diamo mai alcun peso: l’onore. Vinti sì, come può capitare a qualsiasi esercito e a qualsiasi popolo. Traditori, no. Fra le tante critiche mosse al Re e a Badoglio per il modo in cui condussero quella vicenda, non viene mai citata la parola d’onore che il Maresciallo dette all’Ambasciatore di Germania il 7 settembre, quando l’armistizio di Cassibile era ormai firmato, con cui il nuovo governo attestava la sua ferma volontà di continuare a battersi. Della nostra condizione politica e militare, nulla – intendiamoci – sarebbe cambiato. I tedeschi avrebbero ugualmente occupato quanto potevano occupare della Penisola, forse avrebbero arrestato il Re e Badoglio e disarmato le nostre truppe. E noi saremmo stati un Paese che, riconoscendosi vinto, deponeva le armi, e basta. Quello che ci disonorò fu il nostro passaggio nel campo nemico alle spalle dell’alleato, e quello che ci ridicolizzò fu la nostra pretesa, alla fine della guerra, di sedere al tavolo dei vincitori.(Corriere della Sera del 17 novembre 2000)

    scusa la lungaggine, ma il tema è corposo, non si può liquidare con poche parole.

  6. grazie d….si salvarano i ragazzi delle montagne, dal disonore. quelli lasciati in mano ai tedeschi incazzati, perchè gli americani erano in sicilia e poi a roma, ma arrivare al nord ci misero due anni. e allora i ragazzi, come tutti i ragazzi del mondo, lasciarono le loro case, le fidanzate, il lavoro, la mamma, e si buttarono sui monti…per un sogno..ed è vero che ci furono quelli di sinistra, i democristiani, i liberali..ma davanti al nemico si era tutti compatti, uguali, neanche perfetti, ma coraggiosi.
    a torino ci sono lapidi di giovanissimi fucilati il 23-24 aprile 1945..immagina la beffa del destino…presi dagl’ultimi cecchini quando erano scesi dalle valli per entrare a torino e liberarla.
    per questo ieri mi è venuto in mente l’otto settembre quarantatre…non si vive guardando indietro, ma noi siamo così anche grazie ai ragazzi morti il 23 aprile …..

    cristina

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