il linguaggio perduto delle gru

hai aperto la porta e mi ha stretto forteforte. come solo gli uomini sanno fare quando ti ritrovano

– dove ti eri persa?

– ero nella torre di babele. ad ascoltare credendo di capire.

– e poi ?

– e poi ho ritrovato il linguaggio perduto delle gru.

bella domenica, sì.

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18 risposte a “il linguaggio perduto delle gru

  1. ahhhhhhhhhhhhhhh! anche tu da quelle parti? cara, ero solo all’ikea, se me lo dicevi facevo un passo e prendevamo una crepe… 😉

  2. sabato ho mangiato le polpette svedesi con marmellata di ribes alle gru…buonissssssime :))))

    il linguaggio perduto delle gru, per chi volesse, è un libro di racconti molto bello scritto da leavitt. Scrittore di new york dichiaratamente gay, nel racconto che darà poi il titolo al libro, racconta di un bambino piccolo che viene lasciato ore da solo davanti ad un grande finestra dove vede le gru di un cantiere..e impara a parlare con i rumori delle gru, con i gesti dei gruisti..ha un suo linguaggio, un suo mondo.
    quando arriveranno finalmente gli assistenti sociali (puntualissimi ..come al solito), si rivolgeranno a lui con un linguaggio che lui non capisce..e allora prenderà la loro mano e li porterà davanti alla finestra.
    il titolo è già una piccola poesia, il racconto di più.

    è iniziata la settimana, con il sole e un gran freddo..ma niente paura..ancora pocopoco ed arriva al primavera..chissà come lo dicono le gru.

  3. eh, il linguaggio perduto delle gru…quello che parlano i gemelli tra di loro, e gli amanti, che hanno i loro riferimenti, che solo loro conoscono…..un mondo tutto per sè. buona settimana minnie, mi sembra che sarà buona, sì? 🙂

  4. era un riferimento al libro di david leavitt, o al centro commerciale le gru? magari vado a prendermi un caffè….

  5. ciao animuccia..era riferito a tutto..al libro di leavitt, bellissimo, e al linguaggio degli amanti..a chi ha un linguaggio comune, fatto di gesti e parole che abbiano un senso. per loro. forse per tutti, ma poi scopri che non è così.

    perdersi nella torre di babele è perdersi in un altro linguaggio che ha altri parametri, altri significati, e scopri che non riesci a trovarne il senso.

    forse un corso intensivo alla berlitz school mi sarebbe stato utile.

    la prossima volta. se ricapiterà. forse.

    anch’io caffè, d’orzo.

  6. Le parole che scegliamo servono per unirci e servono per dividerci, lo sanno gli zingari che s’infilano nell’autogrill sottecchiandosi e parlando forte in rom, lo sa il benzinaio capo che in dialetto ordina al bociarillo di andar fuori e chiamare a quelli della stradale che vengan lì invece di batterla alla tipa bionda, lo sanno quelli della stradale che la tipa bionda è una figa senza senso ma siccome il camper ha targa 56-DJ-NK e parla solo inglese in mezz’ora sono solo riusciti a dirle uoz ior neim e quando lei ha detto Alette, and yours? Rispondere ies.

    E mi riempie di gioia e nostalgia ripassare i miei codici, perché non sono solo i miei, sono quelli di un’altra persona o di un nucleo che amo o che ho amato. Arriva superSecco! EKMA! EKMA! Tanta roba, eh? Eh vabbè ma quella è una minchiapina… Però ha gli occhi pieni di stelline. Ecco il gruppo mokofolkloristico “la catarola”. Ho attribuito le bande estranee, in trasmittanza si vede che coincidono con quelle dell’olio siliconico.
    Perché dovrebbe farmi sghignazzare la carta igienica che fa il concorso per vincere le pigotte? O ridere tre quarti d’ora se mi viene in mente la parola “villano”? intristirmi quando mi parlano di malfunzionamenti al firewall aziendale? sorridere quando qualcuno parla di principati? Perché sono l’unica piemontese che chiama il ketchup “rubra”, la padella dei fritti “fersoria”, la morsettiera “mammut”e va gridando ai quattro venti “io a quello gli mangio la faccia!”? perché mi sento smadrappata e non trasandata, adorable e dolcezzina e bimbadoro ma non amabile e carina, pugnettosa e non crucciata? Perché quelle sono le mie parole e sono o sono state le parole di un altro. Di qualcuno che mi ha fatto entrare nel suo codice, nel suo gergo, nel bene e nel male, e possedere le sue parole è come possedere per sempre un briciolo del suo mondo. Come se quella persona possedesse un briciolo del mio. Una piacevole gelosia: questo è il nostro linguaggio, magari tra un po’ vi facciamo entrare, ma adesso ce lo godiamo ancora un poco noi.

    Perchè qualcuno ha usato le sue parole in modo che potessi capirlo, perché ha voluto farmi entrare. Le parole sono importanti e sono potenti. Tavolo è un tavolo, amore è amore, sesso è sesso, sraggiare è sraggiare (pardon!).
    Per chi ha usato le sue parole senza cura nè amore, per confondere e per non farsi capire, per rubare pezzi di mondo senza concedere in cambio l’accesso al suo, non ho parole adatte.

  7. oh any. tutto perfetto nella tua risposta. ma le ultime tre righe meritano un inchino, alla giapponese.

    le metterò direttamente su un postino, con raccomandata. e senza diritti d’autore.

    impariamole a memoria.

    un bacio, any. che sei una donna bellissima

  8. chapeau, any. così è.

  9. Se solo se ne convincesse, la ragazza.

  10. Non l’ho letto il libro. E credo che dovrei.
    Troppo freddo per riuscire a sorridere.
    Credo mi si siano congelate le guance.
    Si sta atrofizzando il sorriso.

  11. di quel libro ricordo altre cose e una grande tristezza dell’essere diversi. Forse avevo un’altra testa. Bentornata Minnie

  12. era bello e un po’ triste, l’ho letto molti anni fa. ne ho letto anche un altro di leavitt, di racconti, ora non ricordo il titolo…

  13. li prendevo in prestito alla biblioteca civica di moncalieri i libri di leavitt. mi ricordano violetta piccola e i martedi pomeriggio nello spazio bambini..mi ricordano la mia vita altra, e magari era disperato, leavitt, ma si faceva a gara tra me e lui a chi lo ero di più.
    strano mi piacesse, che non amo troppo i racconti..mi sembrano lasciati lì, mi piacerebbe la storia continuasse.
    ieri sera da feltrinelli ho comprato ” la rilegatrice dei libri proibiti”..ieri sera chiacchierando con un amico mi ha detto “il titolo vale da solo il prezzo”..l’ho iniziato mezza addormentata , ma ho sentito l’aria vittoriana, i bassifondi lerci di londra..e lei, che pare un niente, e invece si capisce che sarà l’eroina..il marito, un pò vecchio, è sparito..forse è morto..dovrà arrovare il giovane..insomma, sono già certezze.

    buon martedi. sorridendo. stasera, a filosofia, democrito.

  14. quanto ho amato quel libro…

  15. 1984 – Family dancing. (Racconti. Trad. it.: Ballo di famiglia).
    1986 – The lost language of cranes. (Trad. it.: La lingua perduta delle gru).
    1989 – Equal affections. (Trad. it.: Uguali amori).
    1990 – A place I’ve never been. (Trad. it.: Un posto dove non sono mai stato).
    1993 – While England sleeps. (Trad. it.: Mentre l’Inghilterra dorme).
    1997 – Arkansas. (Trad. it.: Arkansas)
    1998 – The page turner. (Trad. it.: Il voltapagine).
    1998 – La nuova generazione perduta, Mondadori, Milano 1998 (saggistica e articoli).
    2000 – Martin Bauman; Or a sure thing. (Trad. it.: Martin Bauman).
    2001 – The marble quilt. (Trad. it.: La trapunta di marmo).
    2004 – The body of Jonah Boyd. (Trad. it.: Il corpo di Jonah Boyd).
    2005 – The Man Who Knew Too Much: Alan Turing and the Invention of the Computer. (Trad. it.: L’uomo che sapeva troppo. Alan Turing e l’invenzione del computer).

    http://web.english.ufl.edu/faculty/dleavitt/

    li ho letti quasi tutti..alle volte mica t’immagini ..la lettura è un’esercizio che si pratica da soli, avvolti nei plaid, senza parlare..poi scopri che altri, in altri posti, avvolti in altri plaid hanno amato le stesse parole..ed è una bella sensazione.

    adesso mi tocca un venditore di case.

  16. era family dancing, l’altro suo che ho letto! anch’io avevo visto in libreria la rilegatrice di libri proibiti ed ero stata tentata…ok lo compro, mi hai convinto! è vero che ispira, a volte hanno dei titoli così evocativi, e delle immagini così belle in copertina, ti fanno venire proprio voglia…

  17. sì però any hai dimenticato le oche….non so se potrò perdonarti……

  18. ops…le oche, zio fa!

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