avere parole

Vorrei sapere scrivere in modo dotto sul perchè non siamo Stato.

Perchè lo siamo quando vinciamo i mondiali di calcio, o applaudiamo le bare dei  Servitori Dello Stato,che non sa di esistere. Perchè lo siamo quando ci dicono che non lo siamo, e poi parliamo dell’ Italia del nord-ovest, l’ Italia del nord-est, l’Italia del centro, che contiene a sua volta un’altro stato sovrano di cui non sappiamo nulla ma sa tutto di noi e pontifica, l’Italia del centro verso l’adriatico, l’Italia del sud, che a sua volta contiene un sotto-stato che si chiama  malavita organizzata che fattura in tutto il mondo quanto se non di più dello stato ospitante, l’Italia delle Isole, e l’Italia di Lampedusa, hub dei signori dei traffici umani, schiavi moderni a disposizione .

La ministra Meloni ha proposto di far cantare una volta la settimana nelle scuole l’inno nazionale.

Cristina

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12 risposte a “avere parole

  1. ah questa mi mancava, bene. dovremo trovarle le parole, e molte. per questo e per altro. c’è il grosso rischio di diventare sempre più una minoranza, con un governo così a livello centrale e locale, che ha in mano i mass media e soffocherà qualunque voce fuori dal coro….

  2. Minnie, penso che il problema sia leggermente diverso. L’Italia e’ Stato, ma non Nazione. Non lo e’ perche’ storicamente (gia’ dai tempi dei Romani e pure prima) non c’era una lingua unitaria, poi non c’e’ stata una storia unitaria. Fino a Garibaldi e Camillo Benso, che a tavolino hanno rifatto l’Italia. Ma durante gli anni in cui si sono formati, nel resto d’Europa, gli stati NAZIONALI, l’Italia era divisa in ducati, principati etc. Ognuno con le sue storie, ognuno con le sue tradizioni. 150 di unita’ imposta non cancellano gli anni di “formazione” per i quali i toscani si sentono toscani prima di essere italiani e cosi’ via…

  3. quella della Meloni non mi pare una brutta idea.

  4. non so, non mi pare male, cantare l’inno a scuola.

  5. io partirei da altre cose…insegnerei le regole del vivere in una società civile, il rispetto per i diversi, la costituzione italiana..così ehhhh…
    mio fratello che ha frequentato il liceo in inghilterra aveva 1 pomeriggio alla settimana obbligatorio un’attività nel sociale ..a lui un anno toccò andare a leggere per gli anziani di una casa di riposo, l’anno dopo andare a fare la spesa settimanale per un disabile..
    succede anche questo.
    cantare l’inno lo faceva mia madre ai tempi del duce. compresa preghierina ogni mattina per il re..andò male a tutti e due..lasssssamo perdere, và.

  6. ho un ricordo bellissimo sul nostro inno nazionale. Lo imparai dal supplente in terza elementare. Lo cantava con una tale foga e con tanto sentimento che lo imparammo in fretta, così come tante altre melodie: il Piave mormorava calmo e placido al passaggio etc. etc..
    Invece dal mio vicino di casa, che aveva una raccolta di dischi enorme ho imparato “Faccetta nera”. Andavo a fare merenda da loro tutti i giorni (non avevano figli) e così quando il signor Flaviano tornava dal lavoro, mentre si faceva la barba, metteva su un disco e tutti a cantare!!
    I miei figli non hanno imparato nulla, ma la curiosità dovuta ai racconti della nonna un bel giorno ha spinto il più piccolo a chiedermi di insegnargli l’Inno nazionale. E così, per alcune sere, prima di dormire, gli insegnavo le strofe e gli spiegavo che si cantava sull’attenti e la mano sul cuore.
    Ma se nessuno insegna più queste cose, se alle maestre fin dall’asilo gli si da del “tu”, come possiamo stupirci della generazione dei 18enni a cui tutto è dovuto e ti fanno fuori se rifiuti di dar loro una sigaretta?
    Baci a tutti…

  7. il piave mormorò e bella ciao..faccetta nera non la sò tanto, solo il ritornello..conosco anche john-brown-giace, l’inno nazionale, scarpe-rotte-eppur-bisogna-andar-a-conquistare-la-rossa-primavera…non sò chi me le ha insegnate, non penso mia madre, e nemmeno le suore domenicane..le cantavamo già sul pulmino che ci portava a scuola, quindi era una tradizione orale..
    le ho insegnate alle mie bambine quando le portavo all’asilo e poi alle elementari in macchina..
    così ho insegnato loro a dare del lei alla panettiera che regalava il grissino e a ringraziare.
    tuttora quando rispondono al telefono o incontrano i miei amici che non conoscono danno del lei : è una questione di educazione.
    forse si comincia così. forse.

  8. Carissima Minnie, ciao. Eccomi redivivo. S’è parlato di Stato e di Nazione e la distinzione per cui siamo il primo, ma non siamo la seconda, mi sembra giusta. Quello che però certamente non siamo è Patria. Non sentiamo l’Italia come terra dei nostri padri. Siamo individualisti, attaccati al nostro piccolo pezzo di terra, al massimo al nostro campanile. Io vivo in una città, Firenze, nota per la sua partigianeria: quando in tutta Europa c’erano Guelfi e Ghibellini, a Firenze vinsero i Guelfi, ma subito dopo si divisero anch’essi in Bianchi e Neri e il povero Dante (ghibellin fuggiasco) ne fece le spese. Il calcio, quello si, forse ci unisce. Ma mi sembra poco. Quanto all’Inno, va bene cantarlo nelle scuole, così si può cantare quando gioca la Nazionale. Ma chi di noi si riconosce nella coorte in cui dobbiamo “stringerci”? La Francia ha avuto una rivoluzione che è stata fondante per il concetto di Patrie française, noi abbiamo avuto solo un dittatore da tragica operetta, un re fellone ed una tragica guerra civile. Chi di noi si riconoscerebbe nell’adagio inglese Right or wrong, my country?
    Ti aspetto sul mio blog
    Orso

  9. bentornato orso…difficile restare tanto fuori dai blogsss ehh???………concordo con te..non è l’inno che fa..è ben altro..ca van dire..

    buona giornata..

  10. Minnie cara. Proprio oggi mi stavo chiedendo come facesse un centinaio di anni fa, il mio povero nonno a farsi capire, lui che l’italiano non lo conosceva. In un raggio di cinquanta Km c’è una gamma di lingue che messe a confronto, possono essere considerate estranee l’una all’altra come lo sono l’inglese e il portoghese. Le sgarmere le s’ha fruade… Dico così se voglio dire che mi si sono consumate le scarpe. Venti km e hop, le sgarmere diventano sciarpe e così via di venti km in venti km… l’Italia ce la siamo inventata noi, in un processo che per come la vedo io è ancora troppo fresco. E così c’è chi è italiano per convinzione, e chi lo è per reazione, come me, che mio nonno quando è emigrato in america è partito da un paesino al Sud dell’austria, mica del Nord dell’Italia. E allora ho dovuto sciegliere dove mettermi. Da che parte della barricata, perchè una cosa comune a tutti gli Italiani, sono le barricate.

  11. Penso che prima di fare cantare l’inno a scuola ci sarebbero tante di quelle cose da fare e da insegnare, da fare capire.

  12. ciao berserk!!!!..tornato anche tu :))))…..mi fa moltisssssimo piacere..moltissimo davvero.

    si..davanti ad una barricata non resistiamo : siamo barricaderi nell’anima..vamos compagneros..e si parte, ehhh.

    buon venerdi, che passa in un amen..

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