malamore . storie di donne, dei loro uomini e di violenza

Ci sono libri che entrano dentro e vanno a posizionarsi nel buco nero che sta in mezzo allo sterno. La soluzione migliore è non comprarli e non leggerli, e così facendo t’illudi di non avere il buco nero. Io l’ho comprato e l’ho letto, che così ci qualifichiamo subito nella categoria facciamoci male e via. Concita de Gregorio è una giornalista che scrive benissimo : e non lascia scampo. La violenza non genera tenerezza, non si salva nessuno, ci si ammazza di botte, vittima e carnefice.

L’alternativa è che la vittima la smetta di esserlo e decida di andarsene ; mai illudersi che lo faccia il carnefice : la topolina che sposa il gatto sperando di cambiarlo finirà mangiata. Punto.

Esiste poi una violenza più sottile, più bastarda, quella che ti si infila nelle ossa e lavora giorno dopo giorno, quella che erode la tua autostima, che ti trasforma in una zombie sentimentale-sessuale una badante-mamma-nonna-cugina-amica , giorno dopo giorno, camicia dopo camicia, pranzi dopo pranzi, tanto se non ti sposavo io a te chi ti pigliava, non puoi fare come mia madre e tenere la casa un po’ meglio?, come mai la bolletta del telefono è così alta ? la smetti di chiamare quelle idiote delle tue amiche che tanto sono sfigate come te?, lavoro tutto il giorno e se devo tornare a casa e trovarmi i bambini frignanti me ne sto fuori. Possiamo continuare all’infinito : ogni donna ha le sue frasi del cuore, ha le sue stanchezze dell’anima, ha la sua incapacità a ribellarsi a queste frasi che ogni santo giorno ti vengono ripetute, che non sei bella, che non hai il culo come una brasiliana, che fare l’amore due volte al mese ti basta che tanto a te non è mai piaciuto..avanti, che c’è  posto per tutto e anche altro.

L’unico modo per uscirne è andarsene. Riprendersi in mano, accompagnarsi. Ma non t’illudere troppo : il buco nero esiste, è accucciato dentro di te, ti aspetta al varco, quando sei convinta di avercela fatta, e ti riscopri a ringraziare per uno scampolo di tempo, per due carezze in più, per un sabato sera rubato..graziegraziegrazie di volermi bene, di trovarmi carina, di ridere delle mie battute, graziegraziegrazie di dedicarmi il tempo di una telefonata mentre torni a casa, graziegraziegrazie di aver raccontato che vai a tokyo e passi una notte con me.

Guarirò quando penserò che tutto questo viene fatto perché siamo alla pari, perché io valgo Ognibene possibile, ogni singolo ritaglio di tempo, ogni notte passata, ogni messaggio inviato, ogni sogno sognato.

La strada è lunga, cado, mi alzo, arranco, piango, faccio scenate, ritraggo, rialzo i muri, corro, guardo avanti, lascio lievi sorrisi che rimbalzano contro i muri di gomma e cadono a terra morti calpestati, vomito il mio dolore , parlo, racconto, perché tutto quelle che esce non torna più dentro, faccio del mio meglio per diventare cattiva, per farmi odiare, perché se mi detesti te ne andrai , perché sono stanca di dire graziegraziegraziegrazie, come un cane accucciato ai piedi di un padrone

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3 risposte a “malamore . storie di donne, dei loro uomini e di violenza

  1. io non ti devo leggere più.
    se non magari di notte quando sono da sola e posso lasciarmi andare.

  2. dai animuccia, che se lo tiri fuori e lo racconti ti senti meglio, è un altro passo in avanti.
    e non leggermi di notte…fai altro, di notte :)))))))))))

  3. minnie mi ha prestato il libro…sarà come fare un tuffo nel passato.. ma visto da fuori, come se la storia che mi è appartenuta fino a qualche anno fa non sia più mia… E’ stato difficile, e lo è ancora… spesso chi mi sta vicino non si rende conto che basta una frase, una parola detta in modo sbagliato per farmi ripiombare nel baratro della “non-autostima”…. poi mi riprendo e penso che di autostima ne ho da vendere se ho cresciuto i miei figli da sola, se sono riuscita a sopravvivere (e continuo a farlo!!) a tante cose…
    e preferisco dire graziegraziegrazie che in fondo va bene così piuttosto che gridare silenziosamente aiuto e non essere ascoltata….

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