loro sono.

ieri a pranzo guardavo le mie figlie parlare tra loro e le osservavo in silenzio. dovrei dire le nostre figlie, se pensassi che i figli sono di chi li fa e non di chi li ama e li cresce. quindi dirò le mie figlie, che di tuo hanno un patrimonio genetico ma non culturale, affettivo, o di qualsiasi altro sentimento che appartenga al mondo umano.

le mani di camilla sono le tue, anche un certo modo di rispondere di allegra alle volte è il tuo, violetta non so..ma tanto neanche la riconosceresti viola. che l’ultima volta che l’hai vista aveva 7 anni, adesso 16..ti ricordi quando sei entrato come un pazzo nei corridoi della sua scuola urlando che volevi tua figlia e te la sei portata via con la sua cartella scozzese?..beh, quella cartella non ce l’ha più, in caso la cercassi in mezzo a qualche gruppo di bambini.

mi chiedevo, mentre servivo il risotto, in quale inferno personale tu possa vivere per poter rinunciare a metà del tuo dna..a non vedere quelle mani muoversi, a non sentire allina rispondere in quel modo indisponente, o renderti conto che a violetta piace scrivere sui muri.

questo piacere me lo toglierò una volta o l’altra: quando il tuo tempo starà per scadere, ti guarderò negl’occhi e ti chiederò se mai ti sei vergognato nel tuo profondo pensando che qualcun’altro mi ha aiutato a comprare una cartella nuova per tua figlia, o ha ascoltato i suoi discorsi sul futuro che avrà, o senza che lo sapessero ha detto questo è un regalo per le bambine.

sto pensando a quale donna possa stare vicino ad uno come te, a cosa possa dire quando le racconti che hai tre figlie che non vedi mai, di cui hai perso traccia e memoria : ma, d’altronde, non siamo tutte uguali, e poi la colpa è senz’altro di quella schifosa della madre.

sono scivolati via questi pensieri. il mio silenzio è durato poco, il discorso s’è allargato, mi hanno coinvolta, e tu, ancora una volta, sei finito nel tuo limbo.

il natale è passato, ci penserò dinuovo tra trecentosessantaquattro giorni a questa cosa, il tempo di servire un risotto.

sappi, comunque, che il conto morale ti verrà presentato, così come ti ho cercato con tenacia per presentarti quello materiale : incrocerai i miei occhi, implacabilmente.

forse Dio sarà più generoso di me.

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14 risposte a “loro sono.

  1. Non so come si possa rinunciare ai propri figli. No, non lo comprendo proprio. E non ci possono essere giustificazioni. Quindi abbraccio te e le tue figlie, anche se sono un perfetto sconosciuto.

    Marco

  2. Molte cose umane posso comprendere e giustificare. Questa no.

  3. Anche io non comprendo e non giustifico.

    Ieri pranzo di natale con le due bimbe e il loro padre. Tutto molto sereno, forse un briciolo di malinconia, ma forse l’ho provata solo io.

    Abbraccio te e le tue belle figlie.

  4. sei bella come sempre
    magnifica dentro anche quando esprimi rabbia e dolore
    l’altra Cristina

  5. grazie …ma il mio natale è stato bello, a parte questa riflessione…ho avuto una dose esagerata di coccole, di abbracci e di baci, da farne scorta per i giorni a venire..adesso sto scrivendo da letto, violetta è vicino a me, legge harry potter : forse è per questo che non sono ancora pronta ad avere una storia con qualcuno che riempia la mia vita in modo totale..c’è ancora una ragazzina che si mette nel letto di mamma a leggere harry potter :)))) e a sua mamma questa cosa scalda il cuore.

    caracara a voi…domattina vado dai bimbi in carcere.
    buona notte

  6. tra voi due quello solo è lui, quello che ha rinunciato ad essere padre anche nel distacco, nella realtà della fine di un amore. Ha perso tutto quello che tu hai, a che serve essere padre di tre figlie se queste sono solo qualcosa di indefinito. Avrebbe potuto, non ha voluto, credo per colpire te, ma sbagliando anche in questo. Buone giornate al minnie clan e pochi risotti filosofici, se possibile

  7. Errata corrige.
    In fondo non siamo due perfetti sconosciuti.

    Bacio al lampone…

  8. Tutta la felicità cui, stupidamente, ha rinunciato lui, l’hai presa tu, è tua.
    E’ più dolce il risotto condito dei loro sorrisi e della loro meravigliosa giovinezza, di cui tu testimoni ogni conquista, ogni crescita, ogni più lieve modulazione. Buone feste, Minnie-fata

  9. Ho un sentimento indefinito, non so dare il nome a tante emozioni; ho letto e il cuore ha fatto un sussulto, forse per qualcosa che ho sentito vicino, condiviso…una zampata caracara

  10. ))))..e forse bisognerebbe riconoscere anche i propri , di errori. aver voluto tre figlie da uno che non era in grado di farne neanche mezzo, aver avuto la sindrome di gesùcristo che cammina sulle acque..ovvero..il mio amore e quello delle bimbe basterà e ti illuminerà, essere una mamma tigre..non sono esente da errori,io.

    sono malatina..stamattina c’erano meno 9 gradi e pure dentro faceva freddo..io sono uscita come una principessa al ballo..risultato un freddo addosso e qualche linea di febbre..

    ma domani sarà passato tutto.

    quando vi sembra che tutto sia difficile,pensate solo ad una cosa : ce la si può fare. ad uscirne. aggrappatevi a questo e andate avanti.

    c’è sempre qualcuno che sta peggio e può insegnarci qualcosa.

    niente baci malati :(((((((((((

  11. in parallelo, ancora, eh? 🙂 abbiamo gli stessi pensieri, il padre dei miei li vede ogni 3 mesi, il tempo di mangiare una pizza, un’ora e poi a casa, anche se telefona ogni tanto (abita a 5 km di distanza, non in australia…). e anch’io a volte mi domando cosa pensa lei, che si è presa un uomo che non vede mai i figli, un anaffettivo….poi mi rispondo che sono affari suoi. e anch’io mi dico onestamente che è anche colpa mia, non si fanno tre figli con uomini così. bisognerebbe pensare meglio, non camminiamo sulle acque, no. sembrava acqua, ma era un’altra cosa. non credo che vivano in un inferno personale, sai, loro sono riusciti a vivere la loro vita come volevano, liberi da quello che per loro era solo un peso ed un fastidio. mah. e non mi interessa presentare conti. vado avanti, e basta.

  12. Si parte dal presupposto che mettere al mondo un figlio significhi amarlo. Non è così. Non è sempre così. Non è così per tutti. Non puoi costringere nessuno ad amare nessun altro, nemmeno la sua discendenza. O ascendenza. E’ triste. E’ brutto. Ma è vero e meno raro di quel che si pensa.
    Pipuffa-controcorrente

  13. Che pessimo Minnie.
    Mi ha fatto pensare a un libro che lessi, di Paul Auster “l’invenzione della solitudine” e questo padre mi ricorda quel padre.
    Boh – buon anno a te e a voi Minnie.

  14. si animuccia..quasi uguale, se non fosse che almeno lui ogni tanto li vede e li mantiene..mi sembra una guerra tra poveri, la mia e la tua..tra due padri di merda.

    grazie pipù..siamo in parecchie ad avere situazioni così, l’importante è non stare zitte, non arrendersi, non perdere la propria dignità.

    un sorriso zauber..chissà quanti ne vedi di padri così nella tua professione. eterni bambini che giocano da soli, in silenzio. tristemente.

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