domande senza risposte

 

sono preoccupata per allegra..ma fino a che età ci si può preoccupare dei figli? fino a quando possiamo intervenire nelle loro vita, pretendere che facciano cosa vogliamo noi, cosa noi riteniamo giusto?

oppure bisogna avere il coraggio di lasciarli andare, di pensare che loro sono loro, con emozioni, desideri, pensieri, futuro che anche se non ci piacciono bisogna accettare?

mi sei stato ad ascoltare mentre dicevo queste cose, hai cercato di tranquillizzarmi, di darmi risposte che paiono sagge e razionali : ascolto, sento la tua mano che mi stringe, la paura si attenua un poco.

vai a dormire, mi hai detto. e domani parlale, mettila giù un po’ dura. mi viene da pensare ci fosse suo padre. ma mi rendo conto subito di aver detto una cazzata.

spengo qui e poi spengo la luce.

si va in trincea.

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11 risposte a “domande senza risposte

  1. te lo chiedi: fino a che età bisogna preoccuparsi e “pretendere” che facciano o non facciano quello che vogliamo noi?
    Preoccuparsi: sempre…anche se non alla luce del sole, anche se non davanti a loro, da lontano ma senza abbassare la guardia.
    Pretendere: no, consigliare, spiegare, farli partecipi delle nostre esperienze, ma poi lasciarli volare…
    ho due figli, intelligenti, simpatici, avrebbero potuto andare lontano…”avrebbero” ma non hanno voluto, per loro scelta. Non me la sono sentita di obbligarli nè di imporre scelte che sono solo loro: ho parlato, ho spiegato ma la decisione ultima è stata loro.
    D’altronde, cristina, sei tu che hai insegnato alle tue figlie che l’indipendenza economica è importante, tu, alla fine, hai scelto e hai trasmesso loro lo stesso dna.
    Non possiamo sapere quale sarà il loro futuro: il nostro è stato un po’ manovrato, ma loro sanno fare da soli!

  2. da quando nascono fino al nostro ultimo respiro, cristina, senza remissione.
    ma preoccuparsi non significa obbligare o pretendere.
    bisognerebbe essere in grado di mostrare le diverse strade, indicare i percorsi e poi lasciarli scegliere, accettando qualunque scelta.
    mica facile.

  3. Eh, sono pensieri che ritornano.
    Da non madre, credo che appena un figlio dimostra di potersi un pò muovere con le proprie gambe bisognerebbe smettere di sovrapporre la propria vita alla sua, ma camminargli al fianco, stare “a disposizione” lasciandogli l’autonomia di scegliere e fare le proprie kazzate, lasciandogli prendere qualche sonora mazzata nei denti
    di preoccuparsi, non si smette mai

  4. eh infatti, sono d’accordo con le altre…preoccuparsi, ci si preoccupa sempre, a volte è pesante, mi sono ritrovata a pensare che davvero avere un figlio significa moltiplicare la complessità e il peso della nostra vita, le loro preoccupazioni sono le nostre per sempre….ma poi, certo, dopo una certa età, sono loro che devono scegliere la loro vita e portarla avanti. dobbiamo accettare che sono persone diverse da noi, con altre capacità, altri gusti, altri desideri. non sempre è facile, lo so. certo se ci sembra che stiano facendo una stupidaggine grossa possiamo provare a convincerli altrimenti, ma fondamentalmente dopo una certa età l’unica cosa concreta che si può fare è essere disponibili, presenti, in ascolto, una presenza solida e affettuosa…
    se ci fosse suo padre…mah. vale lo stesso discorso, per un buon padre, comunque sarebbe magari un appoggio per te, nei momenti difficili dei tuoi figli. un padre così così come quelli che conosciamo noi, fa più danno che altro.

  5. Da sempre mia madre si preoccupa per me.
    E fino a qui.
    Da sempre mia madre pretende che ci sia un solo modo di fare scelte – quello che decide lei.
    E qui mi piace un po’ meno.

    Quindi: anch’io mi preoccupo di mia figlia (è concesso anche ai padri?) e penso che continuerò sempre a farlo.
    Dio, o chi per lui, mi preservi dalla mania di imporle le mie scelte.

  6. grazie per le vostre risposte piene di affetto. il fatto che per le persone a cui si vuole un bene immenso si voglia comunque il meglio porta ad essere poco obbiettivi.
    adesso siamo nella fase “io a te non parlo perchè ho 22 anni e faccio il cazzo che voglio”.

    ci si abitua a quelli che non vogliono parlarti. fa un pochino male. ma ci si abitua.

    piove, e sulle montagne è ricomparsa la neve.

    la primavera addàveeenniii…

  7. i figli ,quando hanno 18 anni, si devono portare nel bosco ed abbandonarli, decideranno la strada da percorrere prendendosi la responsabilità ed assaporando la gioia della meta. non si avvicina un cerbiatto rincorrendolo, non è piacevole accarezzare una volpe nella trappola.
    Poi, la triste malinconia di una Pasqua trascorsa in solitudine abbuffandosi con latte, cioccolata e qualche colomba rimmarrà nei ricordi piacevoli.

  8. i figli ,quando hanno 18 anni, si devono portare nel bosco ed abbandonarli, decideranno la strada da percorrere prendendosi la responsabilità ed assaporando la gioia della meta. non si avvicina un cerbiatto rincorrendolo, non è piacevole accarezzare una volpe nella trappola.
    Poi, la triste malinconia di una Pasqua trascorsa in solitudine abbuffandosi con latte, cioccolata e qualche colomba rimmarrà nei ricordi piacevoli.

  9. Io credo che a 22 anni sia normale volersi distaccare e farlo a volte in un modo netto e quasi sgradevole significa anche: Voglio crescere e voglio farcela da sola.
    Ma sono convinta che niente si perde.
    Se con i figli si è stabilito un buon rapporto ( e il tuo con le te figlie mi sembra ottimo nonostante le difficoltà) niente s perde e tutto rimane.
    Tra qualche anno, quando non dovrà + affermare con se stessa e con il mondo il suo ” essere adulta” tornerà a chiederti consiglio, e diventerete ottime amiche, con un rapporo diverso, da donna a donna

  10. buongiorno..con allina s’è parlato..il problema è far capire che non si vive di presente ma il futuro va progettato, soprattutto a 22 anni. e se questo futuro significa studiare si studia, e non si butta all’aria tutto.

    sono serviti questi due giorni anche a me. a capire chi mi sta vicino. e chi no.

    sole, ma fa freddo. ma non dentro di me.

    antonio ..hai passato una pasqua così?…

  11. Credo tu abbia seminato molto e bene, il risultato non mancherà. I nostri figli sono immersi in un mondo in cui il presente è l’unica cosa certa e questo poi si riflette nelle loro vite. Pensavo ieri a quanto avevi scritto e al fatto che le stesse pulsioni di andarmene da casa e puntare sul presente le ho avute a 16 anni, mentre adesso sono forti a 22, e Allegra forse è anche precoce. Sembra che la nostra società posticipi tutto, ma forse c’entriamo anche noi, in tutto questo. Comunque i ragazzi sono spesso soli davanti a questi problemi, non è il tuo caso e questo ti dovrebbe dare fiducia.

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