orgasmo di libri

la prima cosa che devi fare quando arrivi al lingotto non è guardare il vetro e l’acciaio e il legno del fighetto renzo piano.

la prima cosa che devi guardare non sono i libri.

la prima cosa che devi fare è alzare gl’occhi al soffitto e vedere i blindosbarra e poi i pavimenti di cemento ancora macchiati di morchia.

la prima cosa che devi fare è ascoltare il rumore di sottofondo : sei al lingotto, bellezza, in una fabbrica fordiana, dove ci sono le presse che fanno un rumore assordante quando scendono e stampano la lamiera, c’è puzza di olio, di sudore, ci sono i capisquadra che urlano in piemontese dietro ai bocia di dodici anni che lavorano dieci ore al giorno e poi vanno alla sera alla scuola allievi fiat, ci sono i primi terroni che arrivano dal sud e parlano solo calabrese, pugliese, siciliano, dormono in otto in una stanza con il cesso sul ballatoio : questo è il lingotto.

Questo devi sapere quando metti piedi lì dentro. Che lì, più che da altre parti, si è cominciato ad integrare gli italiani, i piemontesi e i calabresi hanno cominciato a parlare italiano per capirsi, e poi sono arrivate le mogli e i figli e li hanno sistemati nelle case popolari difronte : casa e fabbrica, fino a morirne.

Il lingotto è quella roba lì.

Poi c’è stata mirafiori , il sindacato, l’ondata massiccia dell’emigrazione, poipoi.

Adesso comincia a sentire il caldo.

Al lingotto fa sempre caldo : le luci degli stand , il calore dei corpi ammassati, quindi vestiti leggero e con scarpe comode : lascia perdere i tacchi che non è un posto per tacchi. paperine, scarpe da ginnastica, pantaloni comodi, maglietta : sei in una fabbrica, mica alla sfilata di prada.

Adesso sei quasi pronto per i libri.

Quasi.

Ricordati che non esiste sconto sul prezzo di copertina, che una bottiglietta d’acqua costa 3 euro, e che ormai gli stand sono supersorvegliati e quindi non si riesce a fregare niente.

Gratis ci sono solo i cataloghi, ti danno sportine piccolissime, che fanno male alle mani e i più scafati ci vanno con il carrello del mercato, quello che usano i vecchi.

Adesso puoi girare negli stand.

L’orgasmo dei libri.

Paginepaginepaginepaginepaginepagine , migliaia di pagine stampate, copertine, editori strani, stranieri, best seller, long seller, porcherie, libri stampati in proprio, soliti libri che girano e rigirano e nessuno compra, obesi di libri, facce accaldate, sacchetti che sbattono contro le gambe, nessuna panchina per sedersi : o ti accasci per terra o continui a girare come un dannato, bastanoncompropiù, vaffanculocheneanchefannolosconto, lannoprossimocolcazzochevirivengo, alle quattro c’è la mazzantini ma non ce la faccio  ho sete hai un po’ d’acqua?, cellulari che trillano, scema con un paio di pantaloni bianchi con sotto mutande nere e tacco 15 passeggia tra gli stand senza capire dove sia, bambini che frignano, carrozzine, passeggini, angolo allattamento, sgarbi con la scorta auricolare nell’orecchio, meno male che non mettono la musica, senti è l’una siamo qui dalle dieci che dici ce ne andiamo?

SI.

Per i curiosi ho comprato. :

– Lev Tolstoj con Tatjana Kuzminskaja : Memorie di una contadina . editore casagrande

– Veronika Polonskaja : il mio Majakovskij . editore passigli

– Goffredo Parise : Lontano  . editore adelphi

– Goffredo Parise : L’eleganza è frigida .  editore adelphi

– Nina Berberova : Il capo delle tempeste  .  editore guanda

– Alessandro Baricco : Tre scene da Moby Dick  .  editore fandango

Andare alla fiera internazionale del libro per chi ama leggere è come avere un orgasmo multiplo.

Se non sai di cosa stiamo parlando stai pure a casa.

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4 risposte a “orgasmo di libri

  1. INVIDIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
    ma meno male che non c’ero, mi sarei comprata un’altra quintalata di libri…..
    col carrello della spesa, bellissimo….
    e poi, speriamo che si integrino anche gli immigrati di adesso, per meglio dire che si conceda loro di integrarsi, la terra è di tutti….

  2. sigh…

  3. That’s lingotto, baby.

  4. oh yeaaahhh rob. tu ne hai visto una parte piccina, hai visto la rampa elicoidale dove spingevano i carrelli, che non si sa se fosse meglio in giù o in su :))..
    ne parlavo con la mia amica maura che mi raccontava di un vecchio signore che fieramente diceva di essere stato 35 anni (35 anni !) sempre allo stesso posto alle presse del lingotto. Vivendo in campagna ci metteva in bicicletta un’oretta ad andare in fabbrica : in inverno per essere puntuale al turno delle 6 partiva verso le 4.30, per via della neve e del ghiaccio..alle volte anche prima.
    eppure ne parlava con orgoglio, di quel posto.
    più tardi fiat s’inventò i pullman che passavano nei paesi e nelle borgate e portavano gli operai nei vari stabilimenti.
    la trovo affascinante questa storia. Perchè questa è storia, di un mondo che non c’è più eppure è vicinissimo a noi, chè gli anziani di 80 anni ancora li trovi che te lo raccontano.
    bisognerebbe non sprecarle queste memorie.
    Il mio amico Marco ha scritto un libro di una fabbrica ormai in disuso, un’acciaieria, per un dipartimento di storia dell’università …un corso di archeologia industriale..
    alle fabbriche quando va bene diventano posti fighettini come il lingotto se no sono ruderi dove bivaccano drogati, disperati, extracomunitari, fino a che non arrivano le ruspe a tirar giù tutto e colano cemento per fare case orrende tipo alveari (per chi conosce torino sto parlando della zona di via livorno..per tutti gl’altri anche se non vi ci porterò mai sappiate che non perdete niente : vi basti sapere che il cuore di questo quartiere è un centro commerciale )

    sto facendo pure io gl’orari da turnista..sono già lavata e vestita, oggi e domani si trasloca …non commento.

    c’è il sole, però.

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