non dargliela vinta, nicoletta.

mi hai chiesto, nicoletta, se io conosco la depressione. quella che picchia duro, che t’impedisce di vedere al di là del muro?

no, io non so cosa voglia dire.

conosco benissimo l’ansia e l’attacco di panico, ogni singolo respiro storto, ogni piccola modificazione del mio battito cardiaco mi allarma, ma ormai succede molto raramente e poi da 30 anni , leggi proprio 30, prendo le benzo. per tenere la bestia sotto controllo.

ma il panico è veloce, dura poco, e se ne va.

ho masticato e sputato la mia anima dagli sciamani e poi ho lasciato perdere, venendo a patti con i miei fantasmi bambini .

ho stretto una mano che aveva il sapore della depressione, ogni tanto lo facevo sorridere, lo faceva più per compiacermi che altro.

non mi posso permettere di essere malata o depressa, nicoletta.

lascerei le mie bimbe da sole , non hanno nessuno oltre a me.

non vedono il loro padre da nove anni : un morto che cammina nella loro città.

ho voglia di vita, di pensare al futuro, di sorridere, di farelamore, di imparare, di mettermi alla prova, di vederle diventare grandi, di respirare l’odore di lui e sentirmelo addosso.

penso che dalla depressione si possa uscire, se hai motivazioni.

che ci devono essere delle cure, delle pastiglie, per stare meglio, per avere una qualità della vita decente.

siamo ancora troppo giovani per essere sconfitte, nicoletta.

troppotroppo giovani.

 

 

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2 risposte a “non dargliela vinta, nicoletta.

  1. Non è “poterselo permettere” come fosse un lusso, Minnie. Quale folle vorrebbe addosso un corvo che ti toglie la voglia di andare avanti?
    La mia convivenza con madame è di lunghissima data, ma una volta le cedevo più facilmente. Sarà la mia compressa di eutimil al giorno (lo xanax lo uso per dormire), o tre anni da uno sciamano (curioso: se alludevi ad uno psicoterapeuta hai usato la stessa parola che usò mio fratello una volta).
    Sarà qualunque cosa, ma sto tenendo duro solo per Riccardo, che il padre lo vede (poco o niente), ma che non ci va per niente d’accordo.
    E poi i genitori che invecchiano e si ammalano, e lo spauracchio della solitudine più nera all’orizzonte. Anch’io, a tratti, avrei voglia di fare tante cose. Invece mi sono rinchiusa in me stessa, cercando di continuare solo per mio figlio.
    Vedi, la mia risposta al tuo post precedente non voleva affatto essere polemica. E’ che quando va così c’è veramente poco da fare. Mi concedo il cinema, che amo, e anche da sola mi va bene, dopotutto.
    Mah. Ci tocca vivere. Qualcuno ci riesce bene, qualcun altro no. E la voglia di amare un uomo se l’è portata via il tizio di cui ho parlato anche troppo.
    Scusa se ho approfittato del tuo assist.
    Notte, Minnie.

  2. buongiorno nicoletta. la mia è stata una risposta dolce, e non ho mai pensato che la tua fosse polemica.
    chiamo gli psichiatri sciamani perchè siamo come uomini primitivi difronte a loro : utilizzano armi che non conosciamo e non capiamo per farci arrivare in posti dentro noi stessi di cui non ne sappiamo l’esistenza, e poi ci dicono, adesso risali.
    ho bei ricordi , di sciamani.
    ma ad un certo punto devi andare da sola, ad un certo punto devi convivere con i tuoi angoli bui e camminare alla ricerca di altro.
    rispetto la malattia, nicoletta. perchè la depressione è malattia.
    il fatto di curarsi è una scelta di vivere contro la scelta di sopravvivere.
    I figli sono un traino formidabile, un aiuto prezioso.
    Adesso mi alzo e vado dai bimbi in carcere…alla domanda ma chi te lo fa fare ? rispondo sorridendo e stando zitta, che la bellezza del dare se non la capisci non la puoi spiegare, essa è.
    ti abbraccio nicoletta.
    alle volte ripenso alle mie nonne, alla loro vita dura, a come sono vissute, e penso che da loro mi arrivi tutto questo,
    mi piace l’idea di arrivare da lontano e di avercela fatta.
    uomini ce ne sono nicoletta.
    ti ho lanciato un assist..:)))

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