underscore

ti ho lasciato scrivere il tuo articolo, immerso in una scrivania che sembra un campo di battaglia dopo la battaglia, e me ne sono andata a spasso per le vie che amo.

nel sole, in mezzo ai turisti che per adeguarsi sono composti e non beceri, mi sono fermata da ravareno a prendermi una coppetta di gelato gusto alice e contessa, da mangiare passeggiando, guardando vetrine con vestine a fiori e paperine colorate.

sola, in quella solitudine con me stessa che mi fa star bene, per prendere le distanze dal troppo che mi sovrasta , più anoressica che bulimica nello stare con un uomo, più in attesa che presenza.

ho nella borsa un tuo libro regalo, avvolto non nella carta a fiorellini o in quella rossa, ma in quella di giornale, con un articolo che vuoi che legga, sottolineato ed evidenziato : leggo.

leggo seduta nel dehor di un cafè, bevendo orzo, lasciando che il sole inondi gl’occhi senza occhiali, leggo l’articolo e inizio a leggere di santiago de chile : ah, t’avessi mai conosciuto luis 🙂

e le ore passano e mi chiami torni?

torno a ritroso nelle vie più quiete, quelle a lato, dove passi sei non sei foresto, torno e m’infilo a guardare una piccola mostra sull’avanguardia torinese 1959-1969

torno e mi apri la porta, sorridi, m’accarezzi i capelli, premo il naso sul tuo gilè per respirare l’odore di perlana e bagnoschiuma neutro

torno alla mia vita altra e tu anche, domani.

la pasqua è finita, andiamo in pace.


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