si/no – in/out – alive/dead

morire nell’ Italia ricca del nord, morire a pochi giorni di vita, di freddo , sballottato tra la stazione ed un bar, con il gemello e la sorellina di neanche due anni.

morire il giorno della befana, quando per altri bambini era tempo di giochi e calze piene di leccornie, morire per incuria di chi doveva esserci e invece non c’era, per chi avrebbe dovuto aiutare e invece non aiutava.

morire senza neanche aver chiesto di vivere.

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Una risposta a “si/no – in/out – alive/dead

  1. abbiamo la vista selettiva, Cri, vediamo la realtà che non disturba, quando si dice che bisogna ripulire il centro si parla delle spazzature e dei marginali, dei poveracci. Se si considera che ormai in ogni città, tra i quartieri bene ci sono periferie, che sono edifici abbandonati, case senza regola, marciapiedi e stazioni in cui sembra naturale che chi ” ha scelto di vivere in modo diverso” spenda la sua vita, con i suoi parametri e valori. Quando si pensa così anche la morte di un bambino diviene meno dolorosa per i ben pensanti, come la morte di un tossico, o di un ladro. Mi fermo Cri, se si scava viene fuori la parte di noi che non ci piace mostrare.

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