dirty realism

il mio insegnante di scrittura di quest’anno di mestiere fa l’editor. adoro gl’editor. ho una passionaccia per la capacità che hanno di smontarti e rimontarti un autore come fosse un cubetto di rubrik. tu butti lì un nome, ma uno grande ehhhh, mica un’ammaniti qualsiasi, ecco lo getti sul tavolo come se fosse un dado, e lui, zac, lo prende, lo rivolta, te lo spiega, ti prende per mano e ti fa vedere mirabilia e pochezze di quella scrittura , ti dice dove lo scrivere si è fatto sciatto e dove è andato alto. ah l’editor. avere un insegnante editor è un dramma perchè la prima cosa che ti fa fare è l’elenco delle banalità che mai mai mai mai devi scrivere, mai tramonti, mai caldo assassino, mai albe, mai gabbiani, mai espressione angelica, mai violenza inaudita, mai l’angelo della morte, mai mai un sacco di cose che trovi ovunque , appese sui muri, sui giornali, in certi libri, in certi post di cui hai pensato minchia come scrive bbbbene : mavalà direbbe l’editor. e poi la grammatica, i tempi dei verbi, un casino con i verbi che ti pare di essere tornata con suor sara : e vai di imperfetto se scrivi un sommario così, di passato remoto se scrivi un sommario colà, io andai, io andavo, io scrissi, io scrivevo. un editor apre un libro e si legge l’incipit, poi l’ultima pagina, poi una pagina a caso in mezzo, e decide se quel libro merita uno sguardo ulteriore. ce la giochiamo con tre pagine, mica stanno a leggersi tutti i manoscritti di masochisti che scrivono rubando braccia all’agricoltura, gl’editor. per fare l’editor devi aver letto montagne di libri, di autori mai conosciuti, devi ricordateli, fare i paragoni, citarli, i fondamentali poi tutti, praticamente cominci a fare l’editor a sei anni e non smetti più. prendi gordon lish : faceva quella roba lì, s’imbatte in carver, comincia a tirar righe a tutto spiano su dei racconti che paiono magistrali, e lui dice via sta cagata, via sto romanticismo, via qui, via la, e crea il carver del dirty realism.

per la prossima volta devo scrivere un racconto di 3 cartelle, 1800 battute, ammessa 1 sola similitudine, pochissimi aggettivi, rare descrizioni, frasi pulite .

come dire, dirty realism e via andare. je t’ adore, editor 🙂

http://www.granta.com  ……magari lo conoscete,magari no, magari ne vale la pena..

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8 risposte a “dirty realism

  1. sti ca…
    (carveriano)

  2. azz….. (va bene, sì? niente aggettivi, niente similitudini, se po’ legge perchè è tutto in sè, in nuce, come dire, incipit e finale e anche la pagina di mezzo….)(brrr….mi sa che scrivere e cercare di pubblicare è da masochisti….)

  3. chi era l’editor di Proust? e quello di Tomasi di Lampedusa? E di Calvino?
    se abbiamo una montagna di libri medi, che non sbagliano i tempi, depurati di gabbiani e tramonti, con il trash compatibile, è merito degli editor. E’ un merito, ma Carver prima di essere smontato si montato da solo.
    p.s. vorrei leggerlo un romanzo di un editor ( o forse no )
    p.s. 1 la ragazza di mio figlio fa l’editor, e qualche volta il ghost, chissà che ne pensa dei miei dubbi. Gielo chiederò

  4. Calvino faceva a sua volta l’editor per Einaudi.quindi hai già letto libri di editor, e molti altri scrittori di einaudi facevano anche gli editor..sono loro che scoprirono il dottor zivago, scrittori-editor. Leonardo Mondadori fu l’editor della Mazzantini in non ti muovere, per esempio. …io non penso che non è un paese per vecchi sia un libro medio : e non ha tramonti albe e gabbiani.
    ne ha moccia, a manciate di quella roba lì.
    neanche il gattopardo è infarcito di tramonti, neanche l’isola di arturo che pure si svolge su un’isola…
    persino manzoni sentì l’esigenza di riscrivere un paio di volte i promessi, di limarlo, togliere, o aggiungere, andare a firenze per pulire la lingua. e se quella poveraccia di sofia si ricopiò 6 volte guerra e pace e corresse, aggiustò, modificò un capolavoro del genere, possiamo pensare che serva un editor, non ti pare? giusto per evitare frasi sublimi ..caldo assassino, occhi di ghiaccio, cuore palpitante, pelle di seta ad so on.
    vai a leggerti , quando hai tempo, granta..si scoprono autori interessanti.
    e poi, alla fine, se tua nuora fa l’editor meglio che ci sia lavoro per lei, non ti pare?

  5. Non so cosa significasse fare l’editor negli anni ’40, ’50, ’60. Credo che sia un mestiere importante, come quello del critico. Credo che entrambi aiutino il gusto medio, a volte cerchino di innalzarlo.
    Non abbiamo mai avuto percezione dei gialli svedesi prima che se occupasse Marsiglio, e neppure dei sud americani, prima di Feltrinelli. L’industria editoriale è industria, mica può mandare a casa i tipografi, gli operai, i librai. Nel frattempo pubblica 25.000 libri nuovi all’anno in Italia, che restano sugli scaffali mediamente due mesi, poi vanno direttamente al macero. In compenso i manoscritti non si leggono, e si fanno scrivere dai ghost i best seller per i nomi della televisione. Una trasmissione e il suo doppio. Li leggessero almeno, i finti autori, i libri che scrivono. Ho letto Carver di Cattedrale in un oscar mondadori in remainders 25 anni fa, poi è ri emerso da e/o. Il realismo americano di Faulkner, di Dos Passos oggi è fuori moda, ma quanto di loro era transitato nei racconti che pagavano le grandi riviste tipo Atlantic, Harpers, Play Boy, ecc? Gli editor contavano e contano tantissimo, fanno un lavoro indispensabile, come i critici e i giornalisti. Salvo eccezioni rare scrivono non capolavori, ma non se ne potrebbe fare a meno.
    Mi piacevano le “fanzines” che non mediavano nulla, carta e parole, cose selvagge che si potevano interrompere e buttare. E’ rimasto quasi nulla di tutto questo, ma non è un problema, basta cercare e da qualche parte si trova. Tutti i grandi italiani che hanno fatto gli editor sono partiti scrittori, un motivo ci sarà pure. Se Vittorini scartò il Gattopardo, aveva qualche ragione forse, troppo fuori tempo e poco realista, in compenso Francesco Bruno scoprì la Morante e Zivago e non era un editor. In Italia quasi mai nessuno fa il suo mestiere, figurarsi se gli editor e i critici si accontentano di fare il proprio.

  6. che bello parlare di libri :).. siamo troppo presi dalla realtà di questo paese titanic ..per questo vado da holden..per sentire parlare di libri, e di scrittori. potremmo stare ore su un divano, bevendo un the alla menta e raccontarci i nostri autori preferiti, ad essere assolutamente di parte per uno o l’altro…lasciando che le ore del giorno appassiscano come fiori d’autunno (bella romantica ehhhhhhh……:)…ciao willy, è sempre un piacere confrontarsi con te. a prescindere.

  7. piacere mio, Madame
    😉

  8. Beh, visto che è stato menzionato Proust, direi che gli editors prendono anche cantonate.
    “La strada di Swann” fu rifiutato da Gide, e Proust lo pubblicò a sue spese.

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