là dove non c’è over-booking

via livorno, corso mortara, corso umbria, torino nord. una volta c’erano le ferriere fiat, tonnellate di acciaio per costruire le macchine del bum, poi l’abbandono, i materassi dei drogati e marocchini, poi la costruzione di case orrende, chiesa orrenda, e il mall, come se fossimo americani.

tutto ruota attorno all’ipercoop e ai suoi negozi, con i balconi delle case che si affacciano sul cortile già natale.

il target, come dicono i markettari, è medio basso, extracomunitari integrati, impiegati, operai, piccolissimi artigiani.

il ventre della balena al sabato si è sempre riempito di pesci pilota, formiche operaie che riempono carrelli di mangiare come se dovesse scoppiare la guerra domani.

fino a ieri.

sabato abbiamo aperto il nostro banchetto di candele azzurre, 8 euro e 50 cent, gonfiati i palloncini da regalare ai bambini, preparati i blocchetti delle ricevute, tirato fuori le bic, e ci siamo messe in attesa.

del vuoto.

alle 5 del pomeriggio di un sabato di metà novembre i corridoi addobbati natale erano pressochè vuoti, rari carrelli, le cassiere sgomente si guardavano smarrite, qualche famiglia di corsa, qualche bambino che allungava la mano e 1 euro cadeva nella scatola azzurra…sa non abbiamo 8 euro e 50 ma il palloncino ce lo regalate ? …

mi chiedo dove sia l’over-booking berlusconiano, l’ultima bugia.

qui, all’ipercoop di via livorno, la crisi ha l’immagine di 20 casse vuote alle 5 del pomeriggio di un sabato qualunque.

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10 risposte a “là dove non c’è over-booking

  1. Anche qui si sente.
    E’ tangibile.
    Nelle case non si accende il riscaldamento perché non ci sono i soldi.
    Solo un esempio.
    Se ne potrebbero fare mille.

  2. Berlusclown è andato, ma gli effetti resteranno a lungo…

  3. però…. casse vuote alle 5 di sabato pomeriggio…quando mai. brutta storia.

  4. si inizia a sentire la paura.

  5. Concordo soltanto in parte con le tue riflessioni.
    E’ vero che anch’io, a colpo d’occhio, ho notato che i negozi sono meno affollati di prima (soprattutto quelli di generi non di prima necessità), ma è anche vero che le poche volte che vado in tabaccheria, per le sigarette (purtroppo…) vedo povera gente del mio paese (in paese ci si conosce un po’ tutti) che giocano alle macchinette, che strappano continuamente gratta e vinci (da 5 o da 10 euro, notare…), che giocano al lotto, superenalotto, lotto istantaneo, extralotto e chi più ne ha più ne metta.
    La situazione è più variegata di quanto sembri.
    Direi che i livelli di povertà di certa gente sono meritati e anzi dovrebbero anche essere più pesanti.
    Poi ci sono invece le persone “assennate” che andrebbero aiutate. Ma solo queste. Mica chi sputtana i soldi (dei sussidi comunali) nei gratta e vinci.

  6. forse aquila, dico forse, sognano il colpo della vita, quei miliardi vinti senza nessuna capacità che ti fanno diventare berlusconi. guardiamo anche i quizzarelli del preserale : una volta al rischiatutto dovevi veramente sapere tutto, oggi è solo questione di culo, di aprire la scatola giusta e vinci. più un paese è disperato più si gioca alla lotteria. un ipermercato vuoto al sabato fa riflettere. poi lasciamo ai sociologi la parola 🙂

  7. Anche io sono di Torino e nei supermercati vedo le stesse cose.
    E’ deprimente……….
    Neanche l’avvicinarsi del Natale aiuta. Mah….???
    Un sorriso,
    Luciana

  8. Lo so bene che qui da noi più aumenta la povertà e più aumentano gli introiti delle lotterie. E’ indice di un popolo che non sa guardare al futuro, che preferisce vivere di illusioni. Quelle sono le (tante) persone che hanno votato il berlusca e che lo voteranno ancora, lui oppure i suoi sgherri.
    Sono la base su cui proliferano i cattivi politici, i cattivi imprenditori, i cattivi medici, i cattivi sindacalisti.
    Ce li meritiamo, insomma. L’Italia non si può salvare,mi sembra ovvio.

  9. vorrei aiutarlo questo paese, guardare la miseria stringe il cuore, davanti alla mio vicolo ogni mattina ci sono quelli, italiani o meno che vanno per ricevere due panini e una bottiglietta d’acqua, sono persone in grandissima parte normali, vestono come noi, hanno bisogno e non chiedono la carità. Vorrei aiutarlo questo paese perché io mi posso permettere una vita senza lussi, lo scelgo io, nessuno me lo impone e non dico che la vita senza possibilità rende competitivi, anzi schianta le persone.
    Vorrei aiutarlo questo paese perché non me lo merito così e tanti come me non se lo meritano, neppure quelli che hanno votato per b. se lo meritano, un luogo in cui crescere è un patrimonio comune. è mio come è loro.
    Vorrei aiutarlo questo paese perché i giovani non hanno speranza, perché stroncare la speranza dei giovani uccide le speranze di tutti, non mi importa per chi votano i giovani, ma si stanno incattivendo. Noi li stiamo incattivendo.
    Nel mio paese ci sono i cattivi, ma alla fine non vincono. Non vincono neppure i buoni, perché sono noiosi, vincono le persone che stanno un po’ meglio, si riconoscono e cercano di lavorare per crescere. un po’ buone e un po’ cattive, ma insieme riescono a riempire i super mercati e far fare vacanza alla san Vincenzo

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