a me fatemi un’overdose di morfina.

poi ti capita di sbattere dentro alla vecchiaia, come camminare guardando indietro e finire a sbattere contro un signore, non la vecchiaia della mia mamma che non è ancora così vecchia, vive da sola con la sua cagnolina e ha le amiche del bar, non quella vecchiaia lì, l’altra vecchiaia, quella dei vecchi senza ritegno, con i pannoloni, con le facce brutte, i capelli un po’ sporchi e sparati sulla testa, la tuta da ginnastica, la bocca un po’ aperta con la saliva che cola, le oss che parlano a voce alta e danno a tutti del tu, come fossero bambini, allora mariangela dai che misuriamo la pressione e poi ti pesiamo ehhh che ti piace tanto andare sulla bilancia.

ho accompagnato una mia cara amica a trovare sua madre che da poco vive in un ricovero, è contenta di stare lì, dice che c’è vita, che le infermiere sono gentili, che si mangia bene.

c’era una signora piegata su se stessa che toccava ossessivamente l’orlo dei pantaloni, l’oss la tirava su, lei ritornava giù, un’altra parlava a qualche fantasma, un uomo su una carrozzina con lo sguardo nel vuoto : la vecchiaia dura, sporca, non giorgio napolitano che è vecchio ma non pare, la faccia oscura dell’essere vecchi.

a me fatemi un’overdose di morfina.

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9 risposte a “a me fatemi un’overdose di morfina.

  1. Crì, sapessi quante volte l’ho pensato in questi ultimi mesi.
    Mia madre è in casa e non in un ricovero (a parte che da maggio a settembre ha dovuto essere ricoverata in svariate cliniche per 5 volte).
    Però… credimi. Io non voglio diventare così.
    Non lo accetto.
    Una bella flebo e via, per me.
    Sono una rompipalle da “sana”… non posso immaginare cosa potrei diventare…

  2. mi ha molto colpita ieri questa visita, Maria. perchè per una botta di culo non ho ancora vissuto accanto ad un anziano malato di alzaihemer, ne senti parlare, ma viverlo è un’altra cosa. e forse noi abbiamo quell’età per cui non sei vecchio ma non sei neanche ragazza, sai che la ruota gira verso quel senso…
    c’è il sole, oggi, pensiamo positivo 🙂

  3. per carità, lascia perdere, io ci ho lavorato per anni in uno di quei posti lì, ma molto peggio di quello lì, non hai idea. ti assicuro che non ce l’hai.
    ma non gira necessariamente in quel senso, si può anche morire appunto all’improvviso, o in modo più decente. inutile pensarci ora (ci ho riflettuto sopra anche troppo all’epoca, sono a posto)

  4. Anche io ci ho lavorato… è tutto molto più complicato di come lo descrivi tu.. è un altro mondo, e fa male, malissimo.

  5. infatti non ce l’ho. quello è un posto piccolo, 20 ospiti, infatti la mamma della mia amica è contenta di starci, e quelle due infermiere mi sono parse gentili ed allegre.
    quanto alla fine mi riferivo a quelli che non la testa non ci stanno più, che non ragionano, che non hanno dignità. ecco, io non la voglio perdere, la mia dignità.

  6. ti leggo da tanti anni e condivido molti tuoi pensieri, ma non mi è parsa giusta l’affermazione – più volte espressa – che “non hanno dignità”: chi decide qual è la dignità in ogni tipo di vita? Anche a me non piacerebbe vivere così, ma ho seguito personalmente mia zia ( Parkinson), mia suocera incapace d’intendere al 100% dopo un ictus devastante presentatosi tre giorni dopo il mio parto, mio padre (Alzheimer), mio suocero (carcinoma del pancreas quasi fulminante) e da ultimo mia madre arrivata a quasi 103 anni quasi lucida ma con una conduzione di vita molto difficile – e conosciuto tanti altri casi a me vicini – eppure non sono più così drastica proprio per l’infinito rispetto che ho per quel dolore che ho visto straziarli per il non riconoscere se stessi e per dover patire il mal garbo o più semplicemente una distratta attenzione da parte di chi li deve accudire…. e poi non mi piace per principio che qualcun altro decida cosa va bene e cosa no per gli altri…. in fondo la storia è piena di persone che hanno definito senza dignità un negro, un ebreo, un comunque diverso…..con stima per la tua intelligenza, buona serata, gabriella

  7. grazie Gabriella per le tue parole. E veramente molta stima per tutto quello che hai fatto per i tuoi cari : io lo so nel mio intimo che non ne sarei capace. A me sono parsi senza dignità proprio perchè non più in grado di prendersi cura di se, di cambiarsi da soli, di scambiare due parole, di relazionarsi. Per questo dico non mi fate arrivare laggiù, in fondo in fondo, tiratemi fuori prima, quando ancora è possibile, non fatemi sedere su una sedia a rotelle a guardare nel vuoto con un bavaglino addosso. E voglio risparmiare alle mie ragazze tutto questo. Chapeau, Gabriella.

  8. Meglio non fidarsi degli altri e tenere una Smith & Wesson in un cassetto.Poi magari scopriremo che il difficile è decidere quando è arrivato il momento,quando siamo oltre il punto di non ritorno,quando lasciare questo mondo è preferibile al vivere sotto la soglia che abbiamo fissato come dignitosa.Tuttavia penso che potremmo avere delle sorprese.Ciao

  9. ….il grido di Sileno….
    Ciao ,Minnie.
    nuage

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