non pulite quel sangue

ho appena letto che il film di Vicari sul G8 di genova ha vinto il premio del pubblico come migliori film al festival di berlino e quello dei taviani l’orso d’oro.

ogni volta che sento parlare della diaz o rivedo quelle immagini mi chiedo come sia potuto succedere, come per una notte siamo potuti diventare il Cile, l’Argentina, Pinochet , il Brasile, come le forze dell’ordine, quelli che dovrebbero difenderci e difendere la legalità , siano diventati macellai, fascisti, stupratori.

quale sia stato il meccanismo mentale che li abbi portati a fare il passo, a superare la linea rossa, all’entrare in quella scuola e massacrare per sempre dei ragazzi : in fondo un morto già ce l’avevano, che volevano di più?

e ora, che sono tornati a fare i bravi poliziotti, ora che sono dinuovo perbene, puliti, proprio loro, quelli che erano alla diaz, cosa pensano di quella notte? ne parlano mai tra di loro? hanno un moto di vergogna, una leggerissima nausea al pensiero di cosa fecero a quei ragazzi e a quelle ragazze?

chiedono comprensione, i poliziotti, chiedono che si firmi una petizione per la benzina, per le macchine rotte, per i loro stipendi da fame , va tutto bene, è tutto giusto :

ma io per quelli che c’erano alla diaz quella notte non firmerò mai.

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3 risposte a “non pulite quel sangue

  1. credo che non pochi di quelli che c’erano, lo rifarebbero. Ideologia credo.

  2. Pagina tristissima.
    Significativo come anche Gianfranco Fini, artefice della direzione politica dei fatti di Genova, abbia da tempo smesso di difendere ad oltranza l’operato dello Stato (o del suo simulacro) in quella occasione.

    Non è stato nessuno. Nessuno si prende alcuna responsabilità.

    Ed è molto coraggiosa la scelta di Procacci, di produrre un film che avrà non pochi ostacoli ad essere distribuito nelle sale italiane.

  3. si vede quello che fanno in Valle..sparano i lacrimogeni ad altezza uomo, quelli schifosi che ti fanno vomitare, Mai che venga loro un dubbio, neanche ascoltando gli esperti che dicono che è un disastro ambientale ed economico. Ecco, i dubbi. Ma qui si apre una voragine : se in una democrazia uno NON dice no su una questione minore come la TAV, cosa avrebbero detto gli stessi difronte alle leggi razziali? Il senso dello Stato è sempre il medesimo, se lo Stato chiede il Servitore obbedisce : fino a dove? Dov’è la linea rossa?
    La Diaz fa riflettere pure su questo.

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