un Paese di morti

muoiono le donne come le mosche d’estate che si spiaccicano contro le strisce di carta moschicida, ogni giorno.

muoiono i muratori, gli operai, gli ex operai, muoiono nelle fabbriche, sui trattori, si muore di lavoro, ogni giorno.

s’impiccano perchè hanno perso la voglia di lottare, perchè una cartella di equitalia è come  un foglietto di robespierre, alla ghigliottina, alla ghigliottina : ci s’impicca prima, almeno la testa me la taglio io.

si muore in questo Paese che ha smarrito l’idea di futuro, che ha paura di arrivare a domani, che se perdi il lavoro a cinquant’anni sei un dead man walking.

ogni giorno in questo Paese moriamo un pochino tutti ogni giorno.

 

 

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3 risposte a “un Paese di morti

  1. quando scrivi post così, noto che nessuno lascia un segno del passaggio. non scrivo mai di attualità o cronaca o politica. tanto chi mi conosce sa come la penso. e tu mi conosci. la penso come quel libretto di fax che don cece ci mandava dal salvador, te l’avevo regalato. l’hai letto?
    mi chiedo se qualcuno di quelli che ha provocato queste morti, perché che siano state provocate è fuori discussioni, riesca a dormire. quasi sicuramente si. io non c’entro, pensano tutti. qualche volta anche a me mi scappa di pensarlo. ed ogni giorno, nel mio piccolo, cerco di stare attento a quello che faccio e che dico. solo vivendo si può evitare che la morte ci uccida tutti in un colpo solo. quella politica, sociale, fisica, culturale. posso fare poco. ma l’importante è farlo.
    adesso poi che iniziano ad arrivare le bombe e le gambizzazioni… tanto tuonò che piovve.

  2. Ciao Elio, certo che l’ho letto :)…..non sono facili i commenti su questi post : alla fine commentare sulle disgrazie d’amore è più facile, lasci quei messaggi del genere “ti abbraccio”..”non abbatterti”…emotivamente non ti costano niente, magari neanche conosci la persona a cui scrivi. commentare la gente che muore, che viene ammazzata, che si ammazza implica un discorso più a largo raggio, una riflessione, un guardare in modo impietoso questa realtà…
    pensa che una volta ho scritto sulla violenza fisica alle donne e uno aveva commentato che MAGARI i dati istat erano manipolati…che lui non le aveva mai viste tutte ste botte…..
    è bella la canzone che hai messo, è il vento che gira.
    buon lunedi……..dopo 2 giorni di salone del libro sono un po’ svarionata 🙂

  3. Eviterei di valutare il senso civico delle persone sulla base del fatto di lasciare o no commenti su un blog. Del senso di sconfitta generalizzato che stiamo vivendo abbiamo parlato tante volte, e se non altro abbiamo capito che è un terreno su cui c’è poco da tirarsi su a vicenda – il problema c’è.

    Sui suicidi non saprei, ma mi sembra che sia diventato l’argomento del momento, quello che funziona bene per le prime pagine. Il suicidio è un gesto estremo, sicuramente molto individuale, e io personalmente non me la sentirei di andare ad indicare responsabili. O almeno non finanzieri o politici o gabellieri più di quanto non uccida la coscienza di essere malati terminali, tanto per dirne una.

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